Dal d.lgs.152/2006 al “pacchetto rifiuti” del Consiglio UE

Come previsto dall’Unione Europea, la filiera degli imballaggi di plastica in Italia è stata fra le prime a essere interessata da disposizioni precise e stringenti. In particolare, a trattare di plastica nel nostro Paese è la normativa nazionale della gestione dei rifiuti di imballaggio (d.lgs. 152/2006). Tale dispositivo, all’art. 21, specifica il principio del “chi inquina paga”, ossia investe produttori e utilizzatori della“corretta ed efficace gestione ambientale degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio generati dal consumo dei propri prodotti”. Il d.lgs.152/2006 delinea unmodello italiano ancor oggi strutturato in Consorzi di filiera (il COREPLA per la plastica), coordinati dal CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi deputato a garantire alle istituzioni il recupero e il riciclo dei rifiuti di imballaggio su tutto il territorio nazionale.

Ma a occuparsi di imballaggi di plastica in Italia e rifiuti a essi connessi non è solo il d.lgs.152/2006. Una delle ultime novità normative in materia nel nostro Paese è la conversione del decreto legge Mezzogiorno (L. n.123/2017), intervenuta nella Parte IV del d.lgs. 152/2006 per recepire la Direttiva 2015/720/UE in materia di riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. Come già abbiamo potuto notare durante le nostre occasioni di spesa, sia in ambito GDO sia nel retail, da gennaio 2018 possono essere commercializzate solo borse biodegradabili e compostabili, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile pari ad almeno il 40%. Dal 1° gennaio 2020 tale percentuale salirà al 50% e dal 2021 al 60%. Nella medesima normativa è introdotto altresì un deterrente anche per il consumatore: le borse di plastica in commercio non potranno essere distribuite a titolo gratuito e il prezzo di ognuna dovrà essere espressamente citato nello scontrino fiscale.

E quali sono le ultime evoluzioni in materia di plastica e riciclo in Europa? Certamente le linee guida contenute nella Comunicazione (COM 2018/28), il cosiddetto “pacchetto rifiuti”, approvato dal Consiglio UE lo scorso 22 maggio 2018. La Direttiva europea introduce nuovi target per il riciclo e un limite per il conferimento in discarica che, entro il 2035 non potrà superare il 10% del totale dei rifiuti urbani. Anche la strategia comunitaria di raccolta differenziata subirà alcune modifiche. Entro il 2022 i rifiuti domestici pericolosi dovranno essere raccolti separatamente, così come i rifiuti organici entro il 2023, e i tessuti entro il 2025. Tornando agli imballaggi, è stata invece introdotta la responsabilità estesa del produttore, la cosiddetta Extended Producer Responsibility (EPR), che ribadisce il concetto del “chi inquina paga”, estendendo all’80% i costi della gestione dei rifiuti per il produttore, compresi quelli per la necessaria infrastruttura e il relativo funzionamento. La Direttiva europea consolida altresì le misure finalizzate al riutilizzo degli imballaggi mediante l’attivazione di sistemi di restituzione con cauzione, l’introduzione di incentivi economici e di nuovi obiettivi sia qualitativi sia quantitativi.

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